Le parole, quelle esposte quelle forti, sensibili le parole vive del poeta a riscaldare l’intimo e possibile amare le parole sempre le parole mentre il vino scende giù per la gola il fumo mi lascia estasiato le parole le parole mature dinanzi al tuo sguardo curioso e tranquillo le parole sono tanti gli istanti in cui liberano le parole proibite i nomi antichi non rivelati e ancora negati le parole maledette nella lingua degli innocenti dei proscritti dei pazienti dei caustici degli amanti che ardono di fame in loro le parole si amano o odiano gli uomini i mangiatori di parole ci sono parole in questa rottura parole e i capelli ribelli e i tuoi capelli di alghe a onde vengono a dormire tra le mie mani e dico: onda del mare vento forte che affusola e le parole sempre le parole nel mio petto a voler accogliere le parole le parole pulite pulite nella mia bocca che ti desidera le parole dolci e quelle salate quelle temperate e le tiepide le calde le fredde forse malate le parole esposte le parole forti a incidere a ostinarsi la parola libertà e i poeti costantemente insistentemente a seminare.
Il regista Florian Henckel von Donnersmarck, premio Oscar per Le vite degli altri, realizza un altro capolavoro ispirato a una storia vera: Opera senza autore, un film sulla ricerca dell’identità artistica che si svolge nel corso di tre decenni nel dopoguerra tedesco.
Sono le storie che scelgono me. Com’è possibile trasformare in arte il sangue delle nostre ferite?”, si chiede Florian Henckel il regista…Credo nell’Arte libera, aggiunge, volevo mostrare che se un sistema politico comincia ad avere un’idea di come deve essere l’arte, l’arte è già perduta. I nazisti avevano la loro idea d’arte, lo stesso valeva per i comunisti, nella Germania dell’Est. È solo quando l’artista riesce a liberarsi che può dimostrare il proprio talento”. Il titolo internazionale del film, che sarà distribuito in Italia da 01 a partire dal 4 ottobre, è ‘Never Look Away’, “non voltare mai lo sguardo”, frase che ricorre spesso nel corso del racconto: “E che spiega, in qualche modo, il fatto di aver affrontato in maniera frontale anche alcuni momenti della storia, quando vediamo le atrocità commesse dai nazisti nei confronti di coloro che ritenevano ‘disabili mentali’ – dice ancora il regista – Non voglio rendere facile il compito della visione del mio film, come non voglio farla passare liscia a coloro i quali hanno compiuto tali atrocità, semplicemente volgendo lo sguardo altrove”.
Racconta tre epoche di storia tedesca del dopoguerra attraverso l’intensa vita dell’artista Kurt Barnert (interpretato da Tom Shilling), dal suo amore appassionato per Elisabeth (Paula Beer) al complicato rapporto con il suocero, l’ambiguo Professor Seeband (Sebastian Koch). Ques’tultimo disapprova la scelta amorosa della figlia e cerca di porre fine alla relazione tra Kurt ed Elisabeth. Quello che nessuno sa è che le loro vite sono già legate da un terribile crimine commesso da Seeband decenni prima. Il film è stato candidato a due premi Oscar, come miglior film straniero e per la migliore fotografia.
L’idea è nata dal crescente interesse del regista per l’arte in generale e, precisamente, dal suo incontro con il pittore tedesco Gerhard Richter. La vita e le opere di questo artista, nato nel 1932, costituiscono una delle numerose fonti d’ispirazione del film. “Mi sono spesso imbattuto nelle opere di Richter, in momenti importanti della mia vita, in cui mi trovavo insieme agli amici più cari” spiega Florian in un’intervista. “Dopo settimane e mesi, non riuscivo a togliermi dalla testa le immagini di Richter, erano come una melodia che continuavo a sentire, come un tormentone, ma in questo caso non era nelle orecchie, bensì negli occhi e non era fastidioso, ma una fonte d’ispirazione continua”. Parlando dell’artista, il regista dice che “Gerhard Richter è stato interpellato sul potere dell’arte. L’essenza di ciò che ha detto è che ritiene sbagliato abbinare queste parole. Per lui l’arte non ha alcun potere, esiste per dare consolazione. Ho riflettuto a lungo su cosa volesse dire e concordo, credo che voglia dire che ogni grande opera d’arte è una prova concreta che un trauma può essere trasformato in qualcosa di positivo”
“Credo che il mio personaggio abbia una sorta di dono, quello di osservare le cose, scorgere il loro corso dal dietro le quinte ma senza giudicarle. C’è una frase di Richter, il pittore, ‘I miei dipinti sono molto più intelligenti di me’, che mi pare possa in qualche modo sintetizzare la natura di Kurt”, spiega Tom Schilling, presente al Lido insieme agli altri interpreti del film
” Oh,Mrs Dalloway,sempre ad organizzare feste per coprire il silenzio”
Uscito il7 marzo 2003Genere:DrammaticoAnno:2002RegiaSthephen Daldry Attori:Nicole Kidman, Meryl Streep, Julianne Moore, Miranda Ridchardson Paese:USADurata:114 minDistribuzione:Buena Vista International ItaliaSceneggiatura:David HareFotografia:Seamus Mac Garvey,Montaggio:Peter BoyleMusiche:Philip GlassProduzione:Miramax Films, Scott Rudin Productions
La pellicola inizia e finisce con un flash sulla vita della scrittrice inglese Virginia Woolf, nel momento in cui è prossima al suicidio nel fiume Ouse. La storia si dipana su tre piani narrativi differenti, che s’intrecciano continuamente, uno per ognuna delle tre donne protagoniste del film. Il romanzo “Mrs. Dalloway” di Virginia Woolf è il filo sottile che accomuna le tre donne.
Richmond (Londra), 1923. La scrittrice Virginia Woolf , che ha già tentato due volte il suicidio, vive lontano dalla città sotto la costante vigilanza del marito Leonard , che la ama teneramente. Ha appena iniziato a scrivere il romanzo “Mrs. Dalloway”, la storia di una donna dell’alta borghesia alle prese con i preparativi di una festa. Vittima di una forte depressione e di un disturbo bipolare, prova ansia nel vedere le persone, come accade con sua sorella Vanessa e con i nipotini, che proprio quel giorno si recano in visita da lei. Soprattutto, Virginia è ossessionata dal pensiero della morte.
Los Angeles, 1951. Laura Brown è una casalinga californiana in attesa del suo secondo figlio. E’ il compleanno del marito Dan , che la ama moltissimo, e Laura è intenta a organizzare una festa con l’aiuto di Ritchie, il figlio di otto anni. Quel giorno, dopo aver ricevuto la visita dell’amica Kitty , Laura viene pervasa da una profonda inquietudine, che la porta a lasciare la sua casa e a recarsi in un albergo, con intenzioni suicide. Ma la lettura del romanzo “Mrs. Dalloway” la porta a mettere in discussione ogni certezza sulla sua identità e sulla propria vita di moglie e di madre.
New York,2001,Clarissa Vaughn bisessuale, madre di una ragazza di nome Julia . E’ fidanzata con Sally , ma il loro rapporto è in crisi per le infedeltà della donna. E’ il giorno in cui Richard , un poeta malato di aids, ex partner di Clarissa, riceverà un premio per le sue opere. La donna si affanna nei preparativi per la festa in onore dell’amico adorato, che si rivolge a lei chiamandola proprio “Mrs. Dalloway”. Ma Richard è stanco di vivere e a nulla servono le visite che riceve durante il giorno, come quella di Louis Walters , il suo ex-fidanzato. Quella notte, che sarà molto dolorosa per tutti, Clarissa riceve la visita della madre di Richard, Laura. L’incontro tra le due donne riannoda i fili della narrazione, gettando una nuova luce sulle loro vite.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Michael Cunningham (1998), a sua volta ispirato al romanzo “Mrs. Dalloway” di Virginia Woolf. Grazie a “The Hours” Cunningham vinse il Premio Pulitzer nel 1999.
“The Hours” era il titolo originario del romanzo “Mrs. Dalloway” (1925), il capolavoro di Virginia Woolf.
Nel 2003 “The Hours” ha ricevuto 9 nomination agli Oscar, ma l’ambito premio è stato assegnato solo a Nicole Kidman come Migliore attrice protagonista. Nello stesso anno alla pellicola sono stati attribuiti due Golden Globe, quello per il Miglior film drammatico e quello per la Migliore attrice in ruolo drammatico a Nicole Kidman.
Nel 2003 al Festival internazionale del cinema di Berlino Stephen Daldry si è aggiudicato l’Orso di cristallo mentre Nicole Kidman, Meryl Streep e Julianne Moore hanno ricevuto ex aequo l’Orso d’argento come Migliori attrici.
“Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che fanno male, ma a causa di coloro che stanno a guardare senza fare niente.” (Albert Einstein)
I vegetariani non mangiano carne, pesce o pollame, ma a volte consumano alcuni alimenti di origine animale. I vegani no, non consumano neanche uova, latte e derivati, miele, e non utilizzano pellicce, cuoio, seta, lana, cosmetici e saponi di origine animale. Alcuni vegani, in particolare quelli che sono vegani per ragioni etiche, possono escludere anche gli alimenti che nella lavorazione coinvolgono sottoprodotti di origine animale anche se questi prodotti non finiscono nel cibo. Ad esempio, lo zucchero di canna più comunemente disponibile, è trattato con un derivato osseo e questo può non essere accettabile per alcuni vegani.
Nel seguente schema si evidenzia come si differenziano i tipi di dieta vegetariana.
Tipo di dieta vegetariana (tutti i tipi sono privi di carne)
Vegetariana
Può o non includere uova o prodotti lattiero-caseari
Latto ovo vegetariana
Include uova e prodotti lattiero-caseari
Latto vegetariana
Comprende i prodotti lattiero-caseari, ma non prodotti a base di uova.
Ovo vegetariana
Comprende uova e prodotti da uova, ma non latticini.
Vegana
Esclude uova e prodotti lattiero-caseari e può escludere il miele
Crudista
Basato su ortaggi, frutta, noci e semi, legumi e grani germinati. La quantità di cibi crudi varia dal 75% al 100%.
Attualmente è stimato[1] che i vegetariani in Italia rappresentino l’8% della popolazione e i vegani poco meno dell’1%. Si sceglie di essere vegani per diversi motivi che sono legati alla salute, all’ambiente, e / o per motivi etici. A volte i vegani considerano inaccettabili le condizioni di allevamento animale, o pensano che ci siano dei benefici legati alla propria salute in questo tipo di alimentazione, o possono avere il desiderio di uno stile di vita ecologicamente più sostenibile. Il numero di vegani come percentuale della popolazione è relativamente piccolo, ma ci sono prove che questi numeri stanno crescendo.
Dieta vegana e benefici per la salute
Le evidenze sui benefici per la salute delle diete vegane provengono da due grandi lavori di ricerca prospettici epidemiologici: l’Adventist Health Study-2[2] in Nord America e lo studio EPIC-Oxford[3] in Inghilterra. I risultati mostrano che i vegani hanno tipicamente indici di massa corporei più bassi, sono cioè in genere più magri, hanno un rischio ridotto di diabete di tipo 2, livelli di colesterolo nel sangue ridotti, e una probabile riduzione dell’ipertensione. I tassi di malattie cardiache sono più bassi tra gli uomini vegani, ma non tra le donne e i vegani hanno un rischio minore di alcuni tumori. I fattori che possono essere responsabili di questi benefici per la salute comprendono una maggiore assunzione di fibra, frutta, ortaggi, frutta in guscio e legumi e minori assunzioni di grassi saturi e colesterolo
L’integrazione relativamente recente delle diete vegane negli studi di relazione tra microbiota (l’insieme dei microorganismi presenti nel nostro intestino), alimentazione e salute ha permesso di evidenziare che i vegani presentano un microbiota intestinale distinto da quello degli individui onnivori, ma non sempre significativamente diverso da quello dei vegetariani. Il profilo del microbiota di un vegano sembra essere distinto in diverse caratteristiche, tra cui una ridotta presenza di batteri potenzialmente patogeni e una maggiore quantità di specie protettive. I livelli ridotti di infiammazione possono essere la caratteristica fondamentale che collega il microbiota di un vegano con gli effetti di salute protettivi. Tuttavia, non è ancora chiaro se una dieta terapeutica vegana possa essere prescritta per alterare la microflora intestinale per i benefici a lungo termine per la salute.
Dieta vegana e proteine
La dieta vegetariana, compresa la vegana, in genere incontra o addirittura supera le assunzioni proteiche raccomandate, ma solo quando l’apporto energetico è in linea con i fabbisogni. Se le proteine derivano da una varietà di alimenti di origine vegetale sono in grado di fornire tutti gli amminoacidi essenziali. L’uso regolare di legumi e dei prodotti della soia può garantire un’adeguata assunzione di proteine per i vegani oltre a fornire altri nutrienti essenziali. Le diete fruttariane sono invece generalmente carenti di proteine.
Dieta vegana e grassi essenziali
Mentre le assunzioni dei vegani degli acidi grassi essenziali come l’acido linolenico (ALA) sono simili a quelli dei non-vegetariani, per quanto riguarda gliacidi grassi omega 3 a catena lunga come l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosahecsenico (DHA) sono più basse nei vegetariani e tipicamente assenti nei vegani. Rispetto ai non-vegetariani, i livelli nell’organismo di EPA e DHA possono essere significativamente inferiori. Gli acidi grassi omega-3 a catena lunga sono importanti per lo sviluppo e la manutenzione delle membrane del cervello, della retina e delle cellule e hanno un impatto favorevole sui risultati della gravidanza e il rischio cardiovascolare (CVD) e altre malattie croniche. Tuttavia, i bambini vegetariani e vegani non sembrano presentare disfunzioni nello sviluppo visivo o mentale e gli adulti vegetariani e vegani presentano un rischio ridotto per CVD. L’acido linoleico è infatti convertito in EPA e DHA dall’organismo, ma il processo è inefficiente e per i vegetariani e i vegani, può essere prudente assicurarsi un incremento di ALA. Le piante più concentrate di acidi grassi omega-3 sono i semi (lino, chia, camelina sativa, colza e canapa), la frutta in guscio come le noci e gli oli vegetali.Gli integratori di DHA derivate dalle microalghe, sono un’opzione per tutti i vegetariani con fabbisogni maggiori, ad esempiodonne in gravidnzao in allattamento, o con ridotta capacità di conversione (ad esempio, individui con ipertensione o diabete).
Dieta vegana e vitamine e minerali
I vegani possono incorrere in carenze di vitamine minerali se non si impegnano a sufficienza nelle scelte alimentari.
Per quanto riguarda ilcalcio , recenti ricerche hanno dimostrato che l’assunzione di proteine animali è protettiva per il rischio di osteoporosi perché rendono maggiormente disponibile l’assorbimento e l’utilizzazione del calcio. La biodisponibilità del calcio negli alimenti di origine vegetale varia: nelle verdure crucifere (broccoli, cavoli, rape) può arrivare fino al 60%, il doppio rispetto al tasso di assorbimento del calcio dal latte vaccino. Quindi una tazza di latte vaccino contiene quasi il doppio del calcio di una tazza di broccoli, ma la quantità di calcio assorbita da entrambi è simile.
I legumi, alcune verdure e la frutta secca sono invece particolarmente ricche di ferro, altro nutriente a rischio per i vegani. Il problema della dieta vegana è la biodisponibilità del ferro, dal momento che il ferro negli alimenti vegetali è spesso legato ai fitati, con conseguente scarso assorbimento. Altri fattori dietetici, in particolare la vitamina C, contrastano gli effetti dei fitati, ma è importante che la vitamina C sia presente nello stesso pasto. Pertanto, i vegani dovrebbero prestare attenzione a includere buone fonti di vitamina C in tutti i pasti.
Le migliori fonti di zinco nelle diete vegane sono i legumi, la frutta in guscio e i semi. Le diete vegane sono spesso carenti di zinco rispetto alle diete che includono alimenti animali, e lo zinco derivato dagli alimenti di origine vegetale ha biodisponibilità più bassa. La vitamina C non influenza l’assorbimento di zinco, ma alcune pratiche di preparazione degli alimenti possono migliorare sia l’assorbimento di zinco che di ferro, come per esempio utilizzare una lievitazione acida del pane o tostare la frutta in guscio e i semi, come anche far germogliare i legumi e i cereali
Oltre a calcio, ferro e zinco piuttosto bassi nei vegani, la vitamina B 12 è del tutto assente, perché propria del mondo animale, e si deve ricorrere alla supplementazione, come anche di vitamina D e iodio. Gli alimenti fermentati (come tempeh), o le alghe nori, spirulina, chlorella e i lieviti non possono essere considerati fonti adeguate di vitamina B12, e senza integratori di vitamina B12 i vegani possono facilmente diventare carenti, come dimostrato negli studi su bambini e adulti vegani[10]. I primi sintomi di una grave carenza di vitamina B12 sono una stanchezza insolita, formicolio delle dita o dei piedi, declino cognitivo, cattiva digestione e mancata crescita nei bambini. Le persone carenti possono anche sentirsi in buona salute, tuttavia, la mancanza subclinica a lungo termine può portare ad ictus, alla demenza e alla cattiva salute delle ossa.
Con la grande quantità di antinutrienti che si assumono, ottenere le giuste quantità per soddisfare le esigenze di ferro e zinco è una sfida, ma le carenze possono però essere evitate se si presta attenzione alle scelte alimentari. La chiave per una dieta vegana nutrizionalmente completa è la varietà………..
VOLEVO CONDIVIDERE UN BEL RACCONTO DI MURAKAMI CON IL QUALE HO UN RAPPORTO CONTROVERSO.SPESSO HO LASCIATO A META’ I SUOI ROMANZI PERCHE’ TROPPO ONIRICI,MA HO ADORATO I SUOI SAGGI SULLA MUSICA E SULLA SCRITTURA
In questo racconto di 70 pagine,LO SCRITTORE ripercorre i suoi ricordi di bambino e, a differenza dei mondi immaginifici ai quali ci ha abituato, racconta la sua vita. Questa è la prima volta in cui si confessa col suo pubblico. L’autore narra in maniera apparentemente semplice la storia comune di un uomo comune – suo padre – ripassandola con gli occhi del bimbo che è stato, ma ragionandola con la mente dell’uomo che è diventato.
La prima a tornargli in mente, fra le tante cose che hanno fatto insieme, senza una ragione precisa, è la vicenda che li ha legati alla loro gatta. Una storia singolare, ambientata nel dopoguerra, quando le complicazioni potevano davvero insorgere dal nulla. Così è nell’ordinario che Haruki Murakami ritrova il quotidiano suo, di suo padre e di sua madre.
Vale la pena di leggerlo perchè, è una sorta di dono al suo pubblico da parte dell’autore. Mai prima, infatti, Murakami si è aperto tanto.
Con l’immancabile traduzione di Antonietta Pastore, “Abbandonare un gatto” è completamente illustrato dall’italiano Emiliano Ponzi. Un libro da non perdere, per niente al mondo, se siete murakamiani.
Se non lo siete, invece, è da leggere semplicemente perché – con la sua perfetta sintesi – l’autore riesce a spiegarci molto sulla storia e sulla cultura giapponese, sulle usanze, sui modi di dire, sulla guerra, sul dopoguerra e sulla tradizionale POESIA HAIKU. Poesia della quale egli non è affatto un grande compositore, a differenza di Murakami padre.
E’ la la risposta che un commesso della libreria TODO MODO di Firenze mi ha dato,quando gli ho chiesto dov’era ,appunto,la sezione poesie.Aveva uno scaffale ben fornito,ma ha detto che ne vende pochissimi,quasi niente.Perchè la poesia è ancora un genere di nicchia? Colpa della scuola? Della Televisione?
Una risposta cinica che mi ha fatto riflettere.Ma se un libraio,per primo,non crede in ciò che vende,tutto il suo lavoro è solo business?
Credo che il mondo sia quello che vediamo, proprio perchè privo di passione ed ideali.Tutto si riduce al guadagno,e chi se ne importa dell’anima…….
Ieri era l anniversario della nascita del poeta livornese Giorgio Caproni ed i suoi versi non hanno niente di “morto”
A quest’ora il sangue del giorno infiamma ancora la gota del prato, e se si sono spente le risse e le sassaiole chiassose, nel vento è vivo un fiato di bocche accaldate di bimbi, dopo sfrenate rincorse.
Giorgio Caproni
Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990) è considerato uno dei più grandi poeti italiani del Novecento. Carlo Bo, uno dei suoi primi critici, lo definì il “Poeta del sole, della luce e del mare”. L’arco della poesia di Giorgio Caproni si estende per quasi sessant’anni, dai primi anni Trenta alla fine degli anni Ottanta del Novecento. I temi portanti della sua poetica sono: la madre, rievocata e ricordata in molte poesie; Livorno, la città dell’infanzia che ha lasciato a dieci anni e Genova, considerata la città dell’anima; il viaggio, un viaggio allegorico alla scoperta della vita e della morte. A Livorno, una targa posta in Corso Amedeo l’11 novembre 2007 ricorda il luogo in cui Giorgio Caproni nacque: “Qui nacque Giorgio Caproni / Poeta delicato e forte come la città /che lo vide nascere”.
E un mattino appena alzati, pieni di sonno, ignari ancora, d’improvviso aperta la porta, meravigliati la calpestammo: Posava, alta e pulita in tutta la sua tenera semplicità. Era timidamente festosa era fittissimamente di sé sicura. Giacque in terra sui tetti e stupì tutti con la sua bianchezza. (E. Evtusenko)
Amo molto questo fiore,uno dei primi del nuovo anno che sboccia forte e rigoglioso tra le nevi…..
Chiunque frequenti i boschi di montagna dalla Francia all’Ucraina si imbatte in gran quantità di questo fiore. Infatti cresce comune in Centro Europa e in zone limitrofe con clima temperato. In realtà da noi fiorisce da febbraio ad aprile ma in altre zone l’antesi ( la fioritura) inizia già a dicembre. Per questo motivo è chiamato anche “Rosa di Natale”.
L’habitat che questa Ranuncolacea,predilige sono le pinete, le faggete e in genere i boschi submediterranei, spesso con terreno calcareo, dai 200 ai 1.000 metri di quota e (raramente) può spingersi, in particolari condizioni, anche ai 1800 metri sul livello del mare.
InVeneto Lombardia e in Trentino si trova una sottospecie che può confondersi con l’elleboro nero, che è la macranthus (Helleborus niger ssb, macranthus), che presenta foglie verdi ma opache, verde-glauche con larghezza massima vero la metà, margine con denti patenti. Fiori con diametro di 8÷11 cm, tepali per lo più bianchi.
Un tempo questo fiore era presente stabilmente anche in Toscana, dove adesso la sua presenza è incerta, e in Abruzzo dove sembra non voglia più vivere. La cosa curiosa è che in Valle d’Aosta è stata segnalata un paio di volte per errore, ma in realtà, in questa regione non sembra esservi traccia di elleboro nero.
Il nome del genere Helleborus pare sia di origine greca e derivi da “Hellèboros” fiume greco che attraversa la città di Antkyra, dove nell’antichità si utilizzava contro la pazzia una pianta locale dello stesso genere: l’Helleborus orientalis; i greci ritenevano infatti che l’Elleboro curasse la pazzia. Helleborus, deriva dal nome originale greco della pianta, fa riferimento all’antico uso medicinale della pianta. Il nome specifico dal latino “niger” che vuol dire “nero”, come ho già detto è per il colore scuro della radice ramificata che lo ancora al terreno e lo nutre.
Essendo una Ranuncolacea questa pianta è tossica. Se ingerita ha effetti antielmintici, purganti, diuretici, irritanti, narcotici, cardiotonici, fortemente emetici. Per il contenuto di glicosidi cardiottaivi, fra cui l’elleborina, un glucoside la cui azione danneggia il muscolo cardiaco, questa pianta è ritenuta altamente tossica, sia per gli uomini che per gli animali. Può provocare avvelenamento caratterizzato da vertigini, rallentamento del polso, bruciore e asprezza alla bocca, vomito, diarrea, delirio, sonnolenza, collasso e morte per arresto cardiaco, senza che la coscienza sia alterata. Praticamente una punizione divina!
Esistono molte leggende sull’uso di questo fiore. Si racconta che un pastore di nome Melampo, indovino e guaritore, avendo osservato che le proprie pecore, si purgavano mangiando l’elleboro, pensò di somministrare lo stesso alle figlie del re di Argo, Preto. La pazzia aveva colpito le giovani principesse, esse credevano di essere diventate vacche. Melampo le guarì, come ricompensa ottenne il titolo onorifico di “Purgatore”una parte del regno di Argo e la mano di una delle principesse. Gli antichi greci ricorrevano alla frase “aver bisogno dell’Elleboro ” per indicare i folli, in quel tempo molti malati di mente si recavano ad Antycira, nel golfo di Corinto, che era località rinomata per la vegetazione ricca di Elleboro, luogo consigliato anche dal poeta latino Orazio. Racconta la leggenda che Eracle fosse stato guarito dalla pazzia proprio grazie a questa pianta. Pare che gli antichi filosofi ricorressero ai principi di questa pianta per raggiungere uno stato ipnotico, molto simile alla meditazione profonda. Un uso particolare ne fece Paracelo che usò le foglie dell’Elleboro per la preparazione di un “elisir di lunga vita”. Gabriele D’Annunzio, ne “La figlia di Iorio” lo cita:”Vammi in cerca dell’Elleboro nero, che il senno renda a questa creatura”.
Anche gli inglesi hanno la loro leggenda in merito all’Elleboro, pare che spargendo la polvere della radice mentre si cammina, questa abbia il potere di rendere invisibili. Nei paesi della bergamasca, in particolare della Val Cavallina negli anni 50 e sino alla fine degli anni Sessanta, era florido il commercio della rosa di natale: i bambini raccoglievano i fiori e li portavano in un punto di raccolta dove venivano selezionati e poi contati, un centesimo a fiore era la ricompensa. I pochi soldi racimolati, in quegli anni di miseria, servivano per comprare i quaderni e quando il raccolto era abbondante: grande festa!! Ma l’elleborina contenuta nelle parti della pianta ha degli effetti così potenti che in passato la corolla del fiore era associata alla capacità di rendere invisibili le persone (forse e le streghe..). Per chi ne utilizzava le parti, la raccolta dell’elleboro andava effettuata nelle notti di plenilunio;Era utilizzato nei filtri che avevano lo scopo di tramutare gli uomini in bestie. E’ molto importante far notare che tutte e tre queste piante hanno un forte effetto allucinatorio, se non mortale. Le parti più pericolose sono le radici, che andranno pertanto evitate o se proprio inevitabile, maneggiate con estrema cautela.