“La stanza di Jacob conteneva un tavolo rotondo e due sedie basse. Un vaso di iris gialle sul caminetto, con una fotografia di sua madre; cartoncini di compagnie con piccole mezzelune, stemmi e iniziali; fogli d’appunti e pipe. Sul tavolo, fogli con i margini rigati in rosso… un saggio, senza dubbio: «Può la storia consistere nelle biografie dei grandi uomini?». […] E’ così inerte l’aria che c’è in una stanza vuota, fa appena gonfiare le tendine. I fiori del vaso hanno un lieve moto, una fibra della poltrona di vimini scricchiola senza che nessuno vi sia seduto.”………….

Terzo romanzo della scrittrice inglese Virginia Woolf, scritto nel 1922 e pubblicato per la prima volta il 26 ottobre dello stesso anno dalla Hogarth Press, la casa editrice fondata da lei stessa e dal marito Leonard Woolf.
E’ ispirato dalla figura di Thoby, un fratello di Virginia morto in giovane età, è raccontata attraverso sensazioni, memorie, emozioni, avendo come punto di riferimento le “stanze” della sua breve esistenza (da cui il titolo). Pertanto, va evidenziato che il libro è principalmente lo studio di un personaggio e trama e sfondo sono solo accennati; la narrazione è costruita attorna all’assenza del personaggio principale, sempre che il romanzo abbia davvero un protagonista, almeno come lo si intende convenzionalmente. Jacob è infatti descritto in modo così indiretto da emergere attraverso la fusione delle diverse percezioni che di lui hanno gli altri personaggi e il narratore. Piuttosto che essere una realtà concreta, Jacob è una serie di ricordi e sensazioni. I temi ricorrenti dell’assenza e del vuoto caratterizzano dunque il romanzo conferendogli un tono elegiaco.

Segna una radicale rivoluzione della Woolf rispetto ai suoi primi due romanzi, La crociera (1915) e Notte e giorno (1919), decisamente più convenzionali nella forma e come stile narrativo. Quest’opera è invece considerata un testo significativo del movimento riformista; la sua forma sperimentale sviluppa ulteriormente lo stile innovativo conosciuto come “Flussso di coscienza (in cui i pensieri vengono esposti così come vengono alla mente,prima di essere riordinati in un filo logico) già adottato dalla scrittrice nella sua precedente raccolta di racconti brevi Monday or Tuesday (1919).









