Abbandonare un gatto……

HARUKI MURAKAMI ABBANDONARE UN GATTO EINAUDI | eBay

VOLEVO CONDIVIDERE UN BEL RACCONTO DI MURAKAMI CON IL QUALE HO UN RAPPORTO CONTROVERSO.SPESSO HO LASCIATO A META’ I SUOI ROMANZI PERCHE’ TROPPO ONIRICI,MA HO ADORATO I SUOI SAGGI SULLA MUSICA E SULLA SCRITTURA

Abbandonare un gatto • Einaudi : Emiliano Ponzi

In questo racconto di 70 pagine,LO SCRITTORE ripercorre i suoi ricordi di bambino e, a differenza dei mondi immaginifici ai quali ci ha abituato, racconta la sua vita. Questa è la prima volta in cui si confessa col suo pubblico. L’autore narra in maniera apparentemente semplice la storia comune di un uomo comune – suo padre – ripassandola con gli occhi del bimbo che è stato, ma ragionandola con la mente dell’uomo che è diventato.

Murakami torna in libreria con Abbandonare un gatto

La prima a tornargli in mente, fra le tante cose che hanno fatto insieme, senza una ragione precisa, è la vicenda che li ha legati alla loro gatta. Una storia singolare, ambientata nel dopoguerra, quando le complicazioni potevano davvero insorgere dal nulla. Così è nell’ordinario che Haruki Murakami ritrova il quotidiano suo, di suo padre e di sua madre.

Il gatto di Murakami | Rep

Vale la pena di leggerlo perchè, è una sorta di dono al suo pubblico da parte dell’autore. Mai prima, infatti, Murakami si è aperto tanto.

Con l’immancabile traduzione di Antonietta Pastore, “Abbandonare un gatto” è completamente illustrato dall’italiano Emiliano Ponzi. Un libro da non perdere, per niente al mondo, se siete murakamiani.

Se non lo siete, invece, è da leggere semplicemente perché – con la sua perfetta sintesi – l’autore riesce a spiegarci molto sulla storia e sulla cultura giapponese, sulle usanze, sui modi di dire, sulla guerra, sul dopoguerra e sulla tradizionale POESIA HAIKU. Poesia della quale egli non è affatto un grande compositore, a differenza di Murakami padre.

Intervista a Emiliano Ponzi, illustratore del nuovo romanzo di Murakami |  Artribune

“La poesia è morta…….”

stile shabby chic | passeggiandoingiardino

E’ la la risposta che un commesso della libreria TODO MODO di Firenze mi ha dato,quando gli ho chiesto dov’era ,appunto,la sezione poesie.Aveva uno scaffale ben fornito,ma ha detto che ne vende pochissimi,quasi niente.Perchè la poesia è ancora un genere di nicchia? Colpa della scuola? Della Televisione?

Una risposta cinica che mi ha fatto riflettere.Ma se un libraio,per primo,non crede in ciò che vende,tutto il suo lavoro è solo business?

Credo che il mondo sia quello che vediamo, proprio perchè privo di passione ed ideali.Tutto si riduce al guadagno,e chi se ne importa dell’anima…….

Ieri era l anniversario della nascita del poeta livornese Giorgio Caproni ed i suoi versi non hanno niente di “morto”

A quest’ora il sangue
del giorno infiamma ancora
la gota del prato,
e se si sono spente
le risse e le sassaiole
chiassose, nel vento è vivo
un fiato di bocche accaldate
di bimbi, dopo sfrenate
rincorse.

Giorgio Caproni

Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990) è considerato uno dei più grandi poeti italiani del Novecento. Carlo Bo, uno dei suoi primi critici, lo definì il “Poeta del sole, della luce e del mare”. L’arco della poesia di Giorgio Caproni si estende per quasi sessant’anni, dai primi anni Trenta alla fine degli anni Ottanta del Novecento. I temi portanti della sua poetica sono: la madre, rievocata e ricordata in molte poesie; Livorno, la città dell’infanzia che ha lasciato a dieci anni e Genova, considerata la città dell’anima; il viaggio, un viaggio allegorico alla scoperta della vita e della morte. A Livorno, una targa posta in Corso Amedeo l’11 novembre 2007 ricorda il luogo in cui Giorgio Caproni nacque: “Qui nacque Giorgio Caproni / Poeta delicato e forte come la città /che lo vide nascere”.