La vedova Van Gogh : Camilo Sanchez
Il giallo dei girasoli, l’azzurro del cielo. Poche immagini sono più potenti e riconoscibili dei quadri di Vincent van Gogh. Ma cosa sappiamo del tempo in cui Van Gogh non era Van Gogh. Cosa sappiamo del tempo in cui le sue tele venivano usate come fondi di armadio o per tappare i buchi del pollaio? Quando Van Gogh si spara al petto, poco dopo con lui se ne va il fratello Theo. Della famiglia Van Gogh resta solo Johanna, la vedova di Theo, con il figlio ancora in culla, il piccolo Vincent. La sua è la storia bellissima e mai raccontata, prima che lo facesse lo scrittore, poeta, giornalista argentino Camilo Sánchez, della donna che ha consegnato al mondo l’arte di Van Gogh. Guardando un documentario della BBC, Sánchez è rimasto infatti colpito da un’immagine di Johanna van Gogh-Bonger, citata fuggevolmente come depositaria dei quadri e delle lettere. Comincia così un viaggio di conoscenza che lo porterà, prima, a scoprire, poi a scriverne un meraviglioso ritratto.

Giovane e povera vedova ma battagliera Johanna torna infatti in Olanda apre una locanda in campagna, fa arrivare da Parigi i quadri di Van Gogh. Dal soffitto al pavimento, li appende in ogni stanza.
Johanna accoglie gli ospiti, ma pensa soprattutto a come dare valore a quelle tele. Johanna si batte, riceve molti no, ma non si arrende. Fino a quando non riesce a realizzare la prima mostra, fino a quando le porte delle gallerie europee non si aprono. La scrittura di Sánchez trasforma la ricostruzione storica in romanzo, la vita in avventura, con un ritmo tanto incalzante che, giunti all’ultima pagina, si vorrebbe subito ricominciare.

Il romanzo è assolutamente atipico sia dal punto di vista della struttura che per la tecnica di scrittura. È una sorta di memoir della vita di Vincent attraverso gli occhi della cognata Johanna, che lo conosce e frequenta per soli quattro giorni prima del suicidio. Johanna è una donna atipica, un’olandese indipendente, che rimane vedova qualche mese dopo la morte del pittore.
Il fratello di Vincent Van Gogh non resiste al colpo della sua perdita e inizierà un lento declino, morendo in breve tempo. Johanna, rimasta solo con un figlio piccolo e la casa letteralmente invasa dai dipinti del cognato, che il marito cercava di piazzare come una sorta di venditore d’arte senza mai riuscirci, si trasferisce nuovamente nei Paesi Bassi.
Della sua vita e del modo in cui riesce a far ottenere il giusto — e postumo — riconoscimento a Vincent, tiene traccia in un diario, dove riporta alcune delle lettere più belle mai scritte tra fratelli, memoria di un amore radicato nel sangue e dove sbalordisce il lettore con alcune descrizioni accurate dei dipinti del cognato.
Johanna impara a conoscere il cognato e la sua arte, considerata spazzatura, attraverso l’analisi dei quadri e degli stati d’animo con cui Vincent dipingeva. Ci informa delle critiche delle prestigiose accademie d’arte nei confronti della sua tecnica pittoria. Pare che Van Gogh sia stato obbligato a frequentare un corso di pittura base per imparare la giusta tecnica per dipingere un essere umano. Le sue pennellate colorate e ampie erano considerate un tentativo infantile di produrre un dipinto, destinato al fallimento e da reprimere con la più feroce critica.
E così attraverso le parole di Johanna, le descrizioni dei quadri con cui ha tappezzato la casa in cui vive in Olanda, trasformata in una pensione, la vera storia di Vincent Van Gogh prende forma.
Ha dipinto il campo di grano più intenso della terra, con dei corvi che bucavano il cielo col becco, come un presagio, e poi si è sparato un colpo al cuore.
Il lettore fa un viaggio nel passato, nel mondo dell’arte, nel ruolo di una donna a inizio Novecento. Scopre nel dettaglio il movimento artistico dei XX, e altri nomi illustri fanno capolino, nomi come Paul Verlaine e Toulouse Lautrec.
Vincent Van Gogh è l’emblema del pittore incompreso dalla generazione dei critici dotti, così pieni di sé e radicati nel passato da non riconoscere il futuro. Johanna è una scrittrice piena di talento, oltre che un’ostessa. Attraverso le sue parole e i suoi diari facciamo conoscenza con uno dei talenti pittori più maltrattati e insultati di sempre.
Questo romanzo è un’opera d’arte, una composizione mista di narrazione, epistole, descrizioni specialistiche dei quadri, scrittura intimista attraverso i brani dei diari di Johanna fedelmente riportati dall’autore.
Non capita spesso di leggere un prodotto simile, che punta a raccontare una storia inglobando tutti gli aspetti possibili e inimmaginabili per descrivere l’anima di un artista che ha scelto di morire a 27 anni, povero in canna e ridicolizzato dai più.
Esistono delle vocazioni impossibili da soffocare, anche dopo la morte.
Il simbolo tangibile dell’apparente sconfitta che si trasforma in genio in pieno Novecento è Vincent Van Gogh.
Johanna non si è fermata di fronte alla morte del cognato. Ha desiderato, più di ogni altra cosa, conoscerne gesta e pensieri, per restituire loro memoria e dignità. La sua casa era invasa da trecento quadri e circa duecento disegni a carboncino — il resto, altrettanti quadri e disegni, era stato lasciato nella casa di Pigalle per l’elevato costo di trasporto.
Johanna Van Gogh scriveva sul tavolo della sala da pranzo mentre osservava “I mangiatori di patate” appesi a pochi metri dal suo sguardo. Metteva insieme lettere, punti di vista, messaggi che il pittore voleva trasmettere con la sua arte. Raccoglieva i proventi della pensione per permettersi di incorniciare le tele ed esporle in gallerie più o meno prestigiose d’Olanda.
Un romanzo stupefacente, che in molti punti commuove per la sua bellezza. Un romanzo sulla lotta, sulla vocazione e sull’anticonformismo. Un romanzo che mostra a chi legge che essere diversi, staccarsi in modo netto dalla massa e dal pensiero comune è la salvezza dell’anima e del cervello.