La Gazza ladra…

Un piccolo grande film sulla dignità degli invisibili 🙂

Non ero riuscita a vederlo l Inverno scorso e l ho recuperato con il noleggio su You Tube. Delizioso,assolutamente consigliato 🙂

Cosa spinge una signora premurosa, con la passione per le ostriche e per Chopin, a diventare una ladra? Non c’è mistero né colpo di scena in La gazza ladra di Robert Guédiguian, eppure ogni gesto della sua protagonista – Maria, interpretata con grazia dolorosa da Ariane Ascaride – ha il sapore di una piccola, silenziosa ribellione.

Ambientato nel quartiere marsigliese de L’Estaque, luogo caro al regista, il film racconta una vicenda semplice e toccante che parla di legami familiari, piccoli gesti quotidiani e di quel bisogno profondo – e spesso disatteso – di bellezza e riscatto.

La protagonista è una donna alle soglie della terza età che lavora come badante per arrotondare una pensione troppo magra. Vive con un marito affettuoso ma instabile, dedito al gioco d’azzardo e nutre un amore smisurato per il nipote, al quale vuole offrire un’opportunità di riscatto facendogli studiare musica.

E’ Per pagare le sue lezioni di pianoforte che Maria inizia a compiere piccoli furti nelle case in cui lavora: sottrae assegni, si appropria di oggetti e denaro, accumula con pazienza quel poco che serve a coltivarne il sogno. Come la gazza del titolo – e come nell’ouverture rossiniana che ritorna come leitmotiv musicale – Maria ruba ciò che luccica, incanta e sembra irraggibile

https://www.youtube.com/watch?v=eRCH7ocj76o

Guédiguian affronta questo gesto “colpevole” senza mai indulgere nel moralismo. Al contrario, costruisce una riflessione straordinaria sulla fragilità, sulla povertà e sul desiderio di bellezza che anima anche chi non ha nulla.


Il diritto alla bellezza,fino a spingersi a un furto non per necessità, ma per una dozzina di ostriche, per rivendicare sempre, a suo modo e camuffato dietro una quiete dolce e una sospensione quasi magica senza troppi traumi apparenti, il potere di un gesto rivoluzionario. Pacificato per rinuncia alla battaglia, in un mondo in cui le guerre sono troppe e impossibili da vincere per i marginali in cerca di più diritti e più spazio, Robert Guédiguian riparte in La gazza ladra – come già un anno fa con E la festa continua! – dall’umanità dei piccoli gesti quotidiani. Il battagliero autore marsigliese non si è arreso, si è solo rifugiato ancor di più nella sua Marsiglia, nelle case in collina con vista e quelle in città o in riva al mare.

Si è messo in ascolto della natura e del ciclo della vita, lasciando perdere i rapporti con delle istituzioni che giudica ormai impossibili da emendare, facendo sempre più interagire la sua compagnia di giro, i volti dei suoi attori feticcio ormai universo di riferimento, con quel pugno di invariabili impazzite che danno senso definito al vivere comune: l’amore soprattutto, sicuramente l’ascolto e perfino quel pizzico di ingenuità che porta a credere all’altro, lontani dal cinismo “cattivista” di un’era che parte dal presupposto di dffidare di quanto ci viene detto.
Con una soluzione drammaturgica di rara intelligenza, il furto diventa il mezzo attraverso cui una donna si ribella a un ordine sociale che non contempla la felicità per gli ultimi. E quando la verità viene scoperta e Maria si ritrova al centro di una crisi che potrebbe distruggere la fiducia degli altri, è proprio la forza del legame comunitario a offrire la possibilità di un perdono.

Da piccola avevo un libriccino….

….che leggevo sempre , di cui non ricordo nè titolo nè autore,ma benissimo la storia ,che mi ha insegnato una bella verità.

Un bambino che giocava in cortile facendo un pupazzo di neve. La sua gioia era così grande,che rivolgendosi al padre disse: ” Vorrei che l’Inverno non finisse mai”…..il padre gli consigliò di annotare questo pensiero su un quaderno.

Passarono i mesi ed arrivò la Primavera….il sole era tiepido ed il bambino aveva fatto un bel mazzo di fiori,raccolti nei campi. Felice corse dal padre esclamando: ” La Primavera è senz’altro il periodo più bello dell ‘anno e vorrei che durasse per sempre” e lo annotò sul quaderno.

Arrivò l Estate e con essa le vacanze al mare,i tuffi con gli amici e le serate fuori a giocare e ad ammirare le stelle. Si rattristò pensando che presto tutto sarebe stato solo un ricordo e sul quaderno scrisse : ” Penso che dovrebbe esere sempre Estate”…..

Piano piano le giornate si accorciavano,le foglie deli alberi ingiallivano e cadevano ed il bambino si divertiva a camminarci sopra ascoltando il fruscio che provocavano i suoi passi,mentre gustava l ‘uva colta dalle viti. ” Perchè l’Autunno deve finire? Non voglio!”….scrisse

Un giorno,mentre riposavao in giardino,il padre chiese al ragazzo di portargli il quaderno e di leggere a voce alta i suoi pensieri. Così facendo il ragazzo,ridendo di se stesso ,capì la lezione che il padre aveva voluto insegnarli: Ogni stagione porta con se cose meravigliose,se solo ci fermiamo ad osservarle….

Proprio ieri stavo pensando : che bella l Estate,il sole ed anch i disagi di un caldo eccessivo, vorrei che fosse sempre così ,quando, all improvviso, mi è tornato in mente questo racconto ed ho sorriso tra me e me….. 🙂

Zoccoli che passione! …

Innamorata degli zoccoli da sempre…Quelli nella foto,i miei preferiti 🙂 )Estate ed Inverno ( in casa,ovviamente). Dopo aver girato per alcuni negozi e mercati,non trovandoli,alla fine li ho ordinati su Internet…..eppure sono ancora di moda !

Amsterdam,1300 cica.Ai piedi dei contadini olandesi fanno capolino i clogs, o zoccoli in legno, indossati come scarpe da lavoro economiche e resistenti agli urti. Il modello si diffonde rapidamente tra i lavoratori di tutta Europa e si evolve anche in scarpa da ballo, grazie al suono del legno a contatto con il suolo.

La loro fama esplode però nell’America degli anni ’50, quando un certo William Scholl abbina una fascia di pelle alla suola rigida, e poi nella Svezia degli anni ’70, quando gli ABBA li eleggono a star del loro look, lanciano un brand di clogs e gli dedicano perfino una canzone: Träskofolket, ovvero Il popolo degli zoccoli.

Il materiale naturale e la lavorazione artigianale li rendono le calzature predilette della comunità hippie, abbinate a flared pants e maxi dress. Dopo un periodo di parziale oblìo, nei 90s tornano grazie a Sex & The City, a cui seguono ciclici tributi in passerella: da Chanel nel 2010 fino a Dior, Hermès, Gucci e più di recente Etro e Fendi, che li hanno riportati al centro della conversazione moda. Fino a trasformarli nell’accessorio cult dell’estate 2023.

L’Olandese Volante

La leggenda dell’Olandese Volante è legata a un vascello, che secondo una leggenda sarebbe apparso su una spiaggia del Sudafrica nel mese di marzo del 1939. Secondo la narrazione si tratta di una nave antica, con le vele costituite da brandelli di stoffa. Nonostante l’assenza di vento, si dice che questo vascello navighi a gran velocità solcando le acque del mare. La leggenda si basa inoltre su una nave del XVII secolo, che solcherebbe i mari senza sosta e senza una meta. Queste storie si basano probabilmente sulle gesta del capitano olandese Bernard Fokke, che durante il XVII secolo era uno dei migliori navigatori al mondo. La leggenda ha anche al giorno d’oggi una grande risonanza, anche grazie al fatto che compare all’interno di alcune pellicole cinematografiche molto famose. L’esempio maggiormente noto è quello del film Pirati dei Caraibi, nel quale l’Olandese Volante ha un ruolo di primaria importanza.

“Curiosando nella scatola delle foto…”

…ho trovato tre fogli scritti a mano da mia nonna dieci anni fa. A 103 anni si era messa in mente di scrivere la storia della sua vita. La vita di una donna che a trent’ anni, con due figli piccoli era rimasta sola in campagna mentre il marito era stato fatto prigioniero in Germania dopo l 8 Settembre.

Un podere da mandare avanti,un padre e due fratelli da accudire dopo che la madre era morta giovanissima,come la sorella che si era spenta a Venezia di tubercolosi ed un fratello disperso in Russia…..

Un padre che si era disinteressato della famiglia e che l’aveva costretta ad andare a servizio a 14 anni lontano da casa.

Diceva sempre che la sua vita difficile sarebbe stata buona per essere raccontata in un romanzo….

E aveva iniziato…..tre pagine

“Il buio nell’anima…”

Visto e rivisto per la bravura dei due protagonisti,una storia di violenza come se ne sentono tante in TV ma con un risvolto imprevisto,la vittima che rivendica giustizia…

Un accoppiata intrigante quella dell ‘eclettico regista de La moglie del soldato Neil Jordan e la sempre più brava Jodie Foster cimentarsi nell’ardua impresa di dare spessore e uno sguardo autorale ad un filone, il revenge-movie, che negli anni ’70 e ’80 ha dato vita al discusso franchise de Il giustiziere della notte con il granitico Charles Bronson, ma ha anche contaminato a più livelli il cinema di genere figliando anche qualche piccolo cult come l’australiano Interceptor.

Il film racconta la storia della newyorkese Erica Bain (Jodie Foster). La donna ha una vita felice: ama il suo lavoro di speaker alla radio ed è fidanzata con l’infermiere David (Naveen Andrews), che progetta di sposare. Tuttavia, la sua esistenza tranquilla e appagante viene sconvolta all’improvviso una sera, mentre sta facendo una passeggiata col fidanzato al parco. I due vengono assaliti da una banda di delinquenti, che uccidono David e lasciano la donna gravemente ferita.

Mentre le cicatrici del corpo si rimarginano, quelle dello spirito continuano a sanguinare, trasformando Erica in un essere perennemente inquieto. Non riuscendo a superare il trauma della tragica perdita, la protagonista sviluppa un forte desiderio di vendetta che la spinge a condurre una doppia vita: di giorno è una conduttrice radiofonica, mentre di notte vaga per le strade della città in cerca degli aguzzini dell’amato defunto e facendo giustizia privata.
L’operato della vigilante misteriosa non passa inosservato agli occhi della polizia: quando il tenace detective Sam Mercer (Terrence Howard) si mette sulle sue tracce, Erica è costretta a fare i conti con sé stessa e a decidere se sta facendo quello che è giusto o sta invece diventando come coloro i quali le hanno portato via quello che più amava…

Jordan è un regista capace di notevole introspezione, ma anche di sorprendenti fughe nel genere fantastico che ne mostrano un’aspetto commerciale davvero intrigante, chi ha visto la fiaba dark In compagnia dei lupi piuttosto che Intervista con il vampiro sa a cosa ci riferiamo, ma in questo caso sembra che Jordan si trovi ad un bivio e che dimostri poco coraggio nell’affrontare il lato ambiguo e scomodo della faccenda, quello tanto per intenderci che la serie con Bronson affrontava a viso aperto.

Così il regista sceglie di accontentare un pò tutti, il critico che cerca i dubbi dell’anima a tutti i costi, ma anche lo spettatore che potrebbe ritrovarsi frustrato se alla fine i conti non tornassero, così ne vien fuori un film discreto che però manca l’affondo, ma con una intensa Jodie Foster che grazie alle mille sofferenti sfumature regalate al suo personaggio riesce comunque a nobilitare oltremodo l’intera operazione che si pone una spanna sopra gli eccessi protofemministi del pretenzioso Extrema-Al limite della vendetta di Talia Lugacy.