Non mi piacciono le frasi fatte e scontate che leggo ogni anno sui social,quindi ,semplicemente:
Tanti,tanti auguri di cuore…….


Una bella esecuzione,brillante e pulita….
La Sonata(La più famosa),fu composta nel 1912 ed eseguita per la prima volta da Rachmaninov stesso a Mosca, il 13 dicembre 1913. Nel 1931 Rachmaninov la ritoccò ampiamente, sia intervenendo sulla struttura (questa seconda versione è più breve della prima per circa un quarto di durata), sia semplificando la scrittura pianistica, che nella prima versione era faticosissima per l’esecutore. La maggior parte dei pianisti sceglie la seconda versione. Vladimir Horowitz, non interamente soddisfatto né della prima né della seconda, preparò nel 1943 una terza versione, quella che eseguì poi di frequente e che è conservata in disco, e per la quale, a suo dire, ottenne da Rachmaninov la piena approvazione.
Articolata in tre movimenti che si succedono senza soluzione di continuità, la Sonata inizia con un appassionato Allegro agitato in cui attraverso una scrittura altamente virtuosistica e servendosi del contrasto fra le atmosfere espressive dei due temi principali Rachmaninov dà vita a una pagina intensa ed emozionante. Sette battute di Non allegro introducono direttamente all’incantevole Lento centrale, la cui malinconica melodia in 12/8 – che poi si va via via, animando e gonfiando nel corso di una serie di variazioni – sembra rievocare quella del Momento musicale in si minore op. 16 n. 3 del 1896; ma i toni, che lì erano quelli un po’ declamatori di una disperazione livida e cupa, si fanno qui più distesi e misurati, evocando un’atmosfera pervasa da uno spleen delicato. Il ritorno delle sette battute di transizione prelude all’esplosione dell’Allegro molto finale, in cui la Sonata ritrova lo slancio impetuoso del movimento d’apertura ma in un contesto espressivo sempre più brioso e positivo, fino alle trionfali pagine conclusive in tonalità maggiore.
Quando la ragione incontra il cuore, e il cuore parla alla ragione, nasce la poesia.
( Mirko Badiale ) —

Prevert…..Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo
Quando il tempo e cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio
Tremante di paura come un bambino quando e buio
Così sicuro dì sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che faceva paura
Agli altri
E li faceva parlare e impallidire
Questo amore tenuto d’occhio
Perché noi lo tenevamo d’occhio
Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Perché noi l’abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Questo amore tutt’intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole
E’ il tuo amore
E’ il mio amore
E’ quel che e stato
Questa cosa sempre nuova
Che non e mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l’estate
Sia tu che io possiamo
Andare e tornare possiamo
Dimenticare
E poi riaddormentarci
Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognarci della morte
Ringiovanire
E svegli sorridere ridere Il nostro amore non si muove
Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l’ascolto tremando
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati
Oh sì gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco
Resta dove sei
Non andartene via
Resta dov’eri un tempo
Resta dove sei
Non muoverti
Non te ne andare
Noi che siamo amati noi t’abbiamo
Dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati
Lontano sempre più lontano
Dove tu vuoi
Dacci un segno di vita
Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
e salvaci……
Languore d’inverno:
nel mondo di un solo colore
il suono del vento.
• Matsuo Basho •


Due o tre volte,
quella notte,
ci fu anche
il vero silenzio,
il solenne silenzio
degli antichi boschi,
non comparabile
con nessun altro
al mondo
e che pochissimi
uomini
hanno udito.
Dino Buzzati