Lavori in Giardino……

In questi giorni sembra che la Primavera sia già arrivata e allora ieri mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato a pulire il giardino ,cioè solo un piccolo quadrato davanti casa,

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per fare il resto dovrò chiamare il giardiniere.In due giorni,in questo piccolo fazzoletto di terra ho tolto tre sacchi grandi tra foglie,aghi di pino,residui della potature di alcuni cespugli ecc……poi ho messo le primule nei vasi,che fioriranno fino alla fine di Giugno…….

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Una volta terminato mi sono seduta e mi sono sentita beata :).La sensazione di pulito e fresco mi ha fatto sentire felice.

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E’ questo il segreto della Primavera ( anche se è solo un accenno,per ora),ti restituisce il piacere di stare a contato con la natura e affaccendarsi in giardino è un toccasana….altro che medicine,un buonissimo antidoto per la depressione….lo consiglio  a tutti 🙂

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E niente…per me è già Primavera…

ADA NEGRI

Primavera?Siamo ai primi di febbraio

e ancora ne ha da cadere, di neve:

ancora pungere di freddo.

Pure, adesso che ci penso

e mi guardo meglio in giro,

l’annuncio della primavera non è solo

sulla bocca della fioraia

lasciata all’angolo della strada.

Forse nelle nubi, forse nel vento;

o nell’erba dei giardinetti che hanno

il cancello sul marciapiede: o fra le

connessure delle pietre: ma, insomma, è.

Gioca con me a nasconderello: dove

si appiatti non potrei dire né donde

sbuchi per tornare a rintanarsi

non dice;

promette

epoi fugge…….

 

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Quando l’Arte è donna…..

Mi piace ricordare i talenti femminili,troppo a lungo negati d un mondo maschilista:

BERTHE MORISOT: la pittrice  impressionista

 

Berthe Morisot non fu soltanto la Musa ispiratrice di numerosi quadri dell’artista Édouard Manet ma fu anche una raffinatissima pittrice.

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Nata a Bourges il 14 gennaio 1841, sin dalla più tenera età, incoraggiata dalla famiglia, si dedicò alla studio del disegno e del colore. Purtroppo la vita per una donna nell’Ottocento non era semplice, le giovani ragazze non erano ammesse all’École des Beaux – Arts e così Berthe studiò arte con il pittore, di stampo accademico, Joseph Guichard. Dopo la partecipazione ad alcune mostre ed i primi apprezzamenti da parte del pubblico, nel 1868 avvenne un episodio cruciale che stravolse la vita dell’artista in erba, la conoscenza di Manet, uomo tormentato ed esuberante, pittore già affermato, famoso per i suoi quadri quanto per il suo temperamento. Da questo momento Berthe abbandonò le esposizioni ufficiali e le collettive con gli altri artisti per aderire al gruppo degli “Indipendenti”, dove gravitavano altri impressionisti come MonetSisley e Renoir. In questi anni, precisamente nel 1872, dipinse l’opera La culla, sicuramente la più famosa della pittrice, che raffigura la sorella Edma mentre, con amorevole sguardo, si rivolge verso la figlioletta Blanche che dorme. Il quadro partecipò alla mostra impressionista del 1874 e Berthe da questo momento fu l’unica donna del gruppo.
Unica nel suo genere, apprezzata, amata ma anche non corrisposta nei sentimenti dal suo grande amore e collega Manet. Così sposò il fratello di quest’ultimo, Eugène.

In pochi anni il cambiamento fu notevole, la Morisot divenne moglie, madre e donna di spicco del gruppo degli Impressionisti, i pittori della luce, dell’attimo e dell’en plein air, grazie al suo stile raffinato ed elegante ed anche alla sua vasta produzione artistica che spaziava dagli oli, ai pastelli, agli acquerelli alle puntasecche.3fccf5d3c561c9b87e03f4d4d1f0423b--berthe-morisot-mandolin.jpg

L’unica vera protagonista femminile della stagione dell’impressionismo, si spense, a seguito di una malattia, il 2 marzo 1895, ancora giovane ed in carriera. Fu seppellita nel cimitero di Passy, nella tomba della famiglia Manet, vicino al marito ed al più famoso cognato.

Nonostante il presunto amore tra Berthe Morisot e Édouard Manet non fu mai reso noto, il pittore la ritrasse in molti quadri. Uno dei più suggestivi è sicuramente Berthe Morisot con un mazzo di violette, adesso al Musée d’Orsay di Parigi. Intenso ed innovativo, Paul Valéry scrivesse al riguardo:

Nell’intera produzione di Manet non c’è nulla che uguagli il ritratto di Berthe Morisot, eseguito nel 1872. Mi ha colpito il nero, il nero assoluto, e quel viso dagli occhi grandi, la cui vaga fissità dà un senso di distrazione profonda e offre, in qualche modo, una presenza di assenza.

La bellissima ed affascinante donna posò per ben 11 quadri di Manet. È lei ritratta ne Il balcone e, candidamente vestita di bianco, nel Riposo.

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Tra le opere più famose di Berthe Morisot si ricordano ancora Il corsetto rossoRagazza al bagno Il parco, tutti quadri che rivelano un animo sensibile e attento alle influenze artistiche esterne ma anche capace di accogliere i cambiamenti sociali e artistici dell’epoca ed interiorizzarli. I colori intensi, luminosi e trasparenti, stesi con pennellate irruente e travolgenti, sono la caratteristica più originale delle sue opere, dove il bianco domina incontrastato come simbolo di purezza e luce. Le ambientazioni sono intime, raccontano le calde mura domestiche ed un universo tipico femminilefatto di dolcezza, amorevolezza e cura nei dettagli estetici.

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Berthe Morisot lottò sicuramente contro quelli che volevano le donne relegate al focolare domestico e lo fece con le potenti armi della pittura e del colore. George Augustus Moore, scrittore e critico d’arte irlandese, scrisse:

Soltanto una donna ebbe la capacità di creare uno stile, e quella donna fu Berthe Morisot. I suoi quadri sono le uniche opere che non potrebbero essere distrutte senza creare un vuoto, uno iato nella Storia dell’Arte.

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Pavane pour en infante defunte……..

PER UNA RAGAZZINA;UCCISA A 7 ANNI

Questa Pavane,scritta nel 1899 da RAVEL, ha avuto una sorte discretamente bizzarra: divenuta in breve quasi popolare, è stata poi trascritta dall’autore per orchestra, e infine quasi rifiutata. Più tardi, nel febbraio 1912, così ne scriveva l’autore nel «Bulletin de la S.I.M.»: ‘Non provo più alcun imbarazzo a parlarne, è abbastanza vecchia perché la distanza la faccia abbandonare dal compositore al critico. Ma, ahimé ne scorgo bene i difetti: l’influenza di Chabrier, troppo flagrante, e la forma assai povera. L’interpretazione notevole di quest’opera incompleta e senza audacia ha contribuito molto, penso, al suo successo’.

I termini critici sono seccamente precisi, anche se l’autore non confessa che la effusa cantabilità del lavoretto, dopo Gaspard e le Valses, risultava aliena al suo gusto, e al suo orecchio.

In realtà Chabrier, lo Chabrier dell’Idylle per pianoforte, è soltanto un punto di partenza. La ricchezza formale non era l’obbiettivo da perseguire in un brano del genere: uno schema di danza, con due riprese del refrain. Lo studioso di Ravel deve piuttosto puntare lo sguardo sul primo couplet (Très lointain) che dipana il suo sottile giro melodico su un elegante pedale, o sulle serie di none e tredicesime che lo chiudono; e, più avanti, nel secondo, notare la forza discretamente aggressiva delle dissonanze. La scrittura pianistica, che presenta qua e là taluni esiti rari, concede altrove a una certa convenzionalità: così gli arpeggi dell’ultima sezione, che già aspettano l’arpa cui essere definitivamente consegnati. Molta curiosità destò a suo tempo il titolo. Si ricordò la Maison de l’Infante a Saint-Jean-de-Luz, luogo raveliano per eccellenza, le danze rituali di Siviglia, passate anche nel culto cattolico, e altre cose anche più lontane…..