La Talpa…..

Gary Oldman

Gary Oldman
George Smiley

Colin Firth

Colin Firth
Bill Haydon

Tom Hardy

Tom Hardy
Ricki Tarr

John Hurt

John Hurt
Control

Toby Jones

Toby Jones
Percy Allenine

Mark Strong

Mark Strong
Jim Prideaux

Benedict Cumberbatch

Benedict Cumberbatch
Peter Guillam

Ciarán Hinds

Ciarán Hinds
Roy Bland

Stephen Graham

Stephen Graham
Jerry Westerby

Simon McBurney

Simon McBurney
Oliver Lacon

Tomas Alfredson

Tomas Alfredson
Regia

Visto oggi pomeriggio,veramente bello. Non ho mai letto il romanzo quindi non posso fare paragoni, ma il film è malinconico e terribile …

Londra,1973. Control, il capo del servizio segreto inglese, è costretto alle dimissioni in seguito all’insuccesso di una missione segreta in Ungheria, durante la quale ha perso la copertura e la vita l’agente speciale Prideaux. Con Control se ne va a casa anche il fido George Smiley, salvo poi venir convocato dal sottogretario governativo e riassunto in segreto. Il suo compito sarà scoprire l’identità di una talpa filosovietica, che agisce da anni all’interno del ristretto numero degli agenti del Circus: quattro uomini che Control ha soprannominato lo Stagnaio, il Sarto, il Soldato e il Povero.

I film di pionaggio si possono dividere in due macro categorie:

la prima è quella dei vari Mission Impossible e James Bond, che devono il loro successo a formidabili scene d’azione ad alta tensione; la seconda è quella dei film più silenziosi, ragionati, paranoici, che con pochi dialoghi e molte pause possono far sudare freddo maggiormente rispetto a quelli della prima.

A quest’ultima caategoria appartengono i grandi classici, da “Il terzo uomo” a “Intrigo internazionale”, da “I tre giorni del condor” a “La talpa”, per l’appunto. Infatti “La talpa” è il punto di arrivo di un genere che per decenni ha creato una propria identità, distaccandosi dal puro thriller e plasmando una forma personale che questo film, come uno stampino, riprende alla perfezione, rispettandone tutte le regole.

 La Guerra fredda è sempre stata campo fertile per il genere, avendo profuso suspense e tensione in tutto il mondo per decenni. Elementi essenziali per un film di spionaggio.

I due stati rivali, gli USA (di cui l’Inghilterra era un alleato) e l’Unione Sovietica, vivevano nella grande paura che il proprio nemico possedesse più armi. La talpa può essere vista come la temuta arma in più.

Un altro elemento preponderante è la solitudine. I personaggi sono uomini cupi, solitari. Questi caratteri sono le creature di un ambiente in cui la fiducia non trova posto e in cui chiunque può essere visto come un nemico. La talpa può essere interpretata, da questo punto di vista, come la “Cosa” di John Carpenter.

 Gary Oldamn fa un lavoro eccelso che gli è valso la nomination agli Oscar. George Smiley può essere tranquillamente catalogato come personaggio cult, caratterizzato da espressioni placide, un passato tormentato e un modo di fare propriamente “english”.

Nulla da togliere agli altri attori, tutti britannici anche loro, in primis Colin Firth e Tom Hardy. Senza dimenticare Mark Strong, Benedict Cumberbatch, Toby Jones e John Hurt. Un cast affermatissimo, all’altezza della storia di qualità di Le Carrè.

Prima volta….


Quella voglia di castagne e cose semplici. E l’aria fredda di autunno che ripulisce il cielo e spinge avanti le preoccupazioni. E tu senti che questa stagione ha molte cose da dirti.
(Fabrizio Caramagna)

Stamani ho comprato le prime castagne ed i primi mandaranci della stagione ed ho espresso due desideri.Spero si avverino 🙂

“Non è vero che l’Autunno sia grigio e senza profumi. L’Autunno ha il colore e il profumo di un mandarino appena sbucciato.”

“Poi all’impvviso qualcuno mangia un mandarino e nel raggio di 2 km tutto ha sapore di mandarino, profumo di mandarino, voce di mandarino.”

“Ottobre…”

Il mese era ottobre, un mese di giorni che si accorciavano, ma di luce dorata dall’alba al tramonto. Non rimaneva molto tempo prima dell’arrivo dell’inverno.
(Elisabeth de Waal)

Non posso sopportare di perdere qualcosa di così prezioso come il sole d’ottobre rimanendo in casa. Così ho trascorso quasi tutte le ore di luce nel cielo aperto.
(Nathaniel Hawthorne)

Ascolta! il vento sta aumentando,
e l’aria è selvaggia con le foglie.
Abbiamo avuto le nostre serate estive,
è adesso è l’ora d’ottobre.
(Humbert Wolfe)

 Ottobre è un vetro appannato, l’odore della nebbia, i viali che diventano red carpets, una pagina d’appunti.

“Ma dove ve ne andate,
povere foglie gialle,
come tante farfalle
spensierate?
Venite da lontano
o da vicino?
Da un bosco
o da un giardino?
E non sentite la malinconia
del vento stesso
che vi porta via

“Angeli……”

Devo ringraziare il mio angelo custode che nell ultima settimana mi ha salvata da due tamponamenti dovuti a mia distrazione che sarebbero stati disastrosi per la macchina e per avermi evitato brutti incontri con la polizia quando ho viaggiato due ore ,andata e ritorno ,per andare al mare ,senza patente !!!!!!!!!!!!!…cambiando borsa l avevo dimenticata a casa.

Non è vero che non esistono……non so esattamente che entità siano,ma quella che continua ad aiutarmi è sempre vicina. Mi ha aiutata ad uscire dall angoscia e dalla disperazione e mi ha fatto prendere coscienza del mio valore,mi ha fatta diventare coraggiosa e serena pure in una situazione terribile.

Non so chi sia ma grazie,grazie,grazie 🙂

Comunque se continuo a combinare disastri credo che chiederà di essere assegnato a qualcun altro……

Monsieur Lazhar…

In questi giorni ho visto in streaming diversi piccoli gioielli come questo,che difficilmente ritrovi nei circuiti dei cinema,tranne in quelli d’Essai….

BACHIR LAZHAR immigrato a Montréal dall’Algeria, si presenta un giorno per il posto di sostituto insegnante in una classe sconvolta dalla sparizione macabra e improvvisa della maestra. E non è un caso se Bachir ha fatto letteralmente carte false per avere quel posto: anche nel suo passato c’è un lutto terribile, con il quale, da solo, non riesce a fare i conti. Malgrado il divario culturale che lo separa dai suoi alunni, Bachir impara ad amarli e a farsi amare e l’anno scolastico si trasforma in un’elaborazione comune del dolore e della perdita e in una riscoperta del valore dei legami e dell’incontro.


Il film è un racconto semplice, sia dal punto di vista della struttura che dell’estetica, assolutamente naturalistica, ma suscita emozioni forti perché sembra uscito da un passato più autentico, incarnato dal personaggio del titolo, che delle nuove locuzioni per l’analisi logica non sa nulla ma conosce la sostanza, quella che non muta. Un passato, soprattutto, in cui l’insegnamento era anche iniziazione e cioè trasmissione di una passione prima che di un sapere e in cui l’abbraccio tra maestro e bambino, così come lo scappellotto, non era proibito ma faceva parte di un relazione profonda, che non poteva non contemplare anche le manifestazioni fisiche. Monsieur Lazhar è dunque un film commovente, non pietistico né moraleggiante, che riflette sulla perdita ma fa riflettere anche noi su cosa ci siamo persi per strada.

https://www.youtube.com/watch?v=t8AAYKw27p4


Le istanze sociali, quali il rischio di espulsione del maestro dal paese o la solitudine famigliare di molti bambini, contribuiscono al clima del film ma non sgomitano per emergere là dove non servono. Il cuore del film resta la relazione tra i bambini -Alice (Sophie Nelisse) in particolare- e il maestro, ovvero l’incontro con l’altro, la scoperta reciproca delle storie personali che stanno dietro un nome e un cognome sul registro, da una parte e dall’altra della cattedra. È questa simmetria, infatti, che, se inizialmente può suonare un po’ meccanica, diviene poi responsabile della forza e della bellezza del film, specie perché il regista e sceneggiatore Philippe Falardeau non pone tanto l’adulto al livello dei bambini quanto il contrario. Posti di fronte alla necessità di superare un trauma che alla loro età non era previsto che si trovassero sulla strada, gli alunni di Bachir sperimentano il senso di colpa, la depressione e la paura esattamente come accade all’uomo, nel suo intimo.


Insegnando ai bambini e a se stesso a non scappare dalla morte, Lazhar (si) restituisce la vita. 
Il film è un racconto semplice, sia dal punto di vista della struttura che dell’estetica, assolutamente naturalistica, ma suscita emozioni forti perché sembra uscito da un passato più autentico, incarnato dal personaggio del titolo, che delle nuove locuzioni per l’analisi logica non sa nulla ma conosce la sostanza, quella che non muta. Un passato, soprattutto, in cui l’insegnamento era anche iniziazione e cioè trasmissione di una passione prima che di un sapere e in cui l’abbraccio tra maestro e bambino, così come lo scappellotto, non era proibito ma faceva parte di un relazione profonda, che non poteva non contemplare anche le manifestazioni fisiche. Monsieur Lazhar è dunque un film commovente, non pietistico né moraleggiante, che riflette sulla perdita ma fa riflettere anche noi su cosa ci siamo persi per strada…….

Sotto le foglie…

…..” Mi sono sempre piaciuti i funghi”

Ma quanto sono ben fatte queste commedie francesi,anche quando si tingono di nero…

Michelle ama tre cose: suo nipote Lucas, la sua migliore amica Marie-Claude e i funghi che raccoglie nei boschi di un piccolo villaggio della Borgogna. La sua unica afflizione è Valérie, figlia ingrata che le rinfaccia il passato – Michelle è un’ex prostituta – e troppo amore per suo figlio. Un incidente a tavola e una quiche di funghi tossici dopo, un equilibrio già fragile si rompe. Valérie accusa Michelle di averla deliberatamente avvelenata e le impedisce d’ora in avanti di rivedere Lucas. A rimettere le cose a posto ci pensa Vincent, figlio di Marie-Claude appena uscito di prigione. Le sue intenzioni sono buone ma scatenano una tragica spirale….

Si incrociano più generi: un dramma familiare, una comedy thriller e un crime agrodolce. Nella Borgogna di Sotto le foglie si sviluppa una storia dall’atmosfera rurale e agreste – dove a case in campagna si alternano passeggiate nei boschi – e dalla corrispondenza amorale e ingiusta.

Ozon  cambia ambientazione, in parte genere e anche l’età dei protagonisti si distanzia dalle psicologie che il regista francese è sempre stato maggiormente interessato a indagare. Eppure diventano poi tre le generazioni che si susseguono nel film. E a partire dalla figura di Michelle, tutti i personaggi hanno delle ombre nella loro anima, delle striature che offuscano il resto, dove non esiste nessun grado di contatto umano che si basi, senza dubbio, solo sull’amore e il benessere dell’altro. Ogni figura, ogni genitore e ogni figlio può essere tanto vittima quanto carnefice, e le accuse, il dubbio e l’incertezza investe tutti, nessuno escluso. A muoverli è sicuramente l’amore, ma quello che non conosce regole, che va sempre oltre, diventando intraducibile, estremo, inspiegabile. Come tutto è controverso, vero e falso al tempo stesso e sicuramente oscuroSotto le foglie è un film fatto di misteri, di segreti, di verità non dette perché mai accertate, mai esposte e mai ammesse.

La Gazza ladra…

Un piccolo grande film sulla dignità degli invisibili 🙂

Non ero riuscita a vederlo l Inverno scorso e l ho recuperato con il noleggio su You Tube. Delizioso,assolutamente consigliato 🙂

Cosa spinge una signora premurosa, con la passione per le ostriche e per Chopin, a diventare una ladra? Non c’è mistero né colpo di scena in La gazza ladra di Robert Guédiguian, eppure ogni gesto della sua protagonista – Maria, interpretata con grazia dolorosa da Ariane Ascaride – ha il sapore di una piccola, silenziosa ribellione.

Ambientato nel quartiere marsigliese de L’Estaque, luogo caro al regista, il film racconta una vicenda semplice e toccante che parla di legami familiari, piccoli gesti quotidiani e di quel bisogno profondo – e spesso disatteso – di bellezza e riscatto.

La protagonista è una donna alle soglie della terza età che lavora come badante per arrotondare una pensione troppo magra. Vive con un marito affettuoso ma instabile, dedito al gioco d’azzardo e nutre un amore smisurato per il nipote, al quale vuole offrire un’opportunità di riscatto facendogli studiare musica.

E’ Per pagare le sue lezioni di pianoforte che Maria inizia a compiere piccoli furti nelle case in cui lavora: sottrae assegni, si appropria di oggetti e denaro, accumula con pazienza quel poco che serve a coltivarne il sogno. Come la gazza del titolo – e come nell’ouverture rossiniana che ritorna come leitmotiv musicale – Maria ruba ciò che luccica, incanta e sembra irraggibile

https://www.youtube.com/watch?v=eRCH7ocj76o

Guédiguian affronta questo gesto “colpevole” senza mai indulgere nel moralismo. Al contrario, costruisce una riflessione straordinaria sulla fragilità, sulla povertà e sul desiderio di bellezza che anima anche chi non ha nulla.


Il diritto alla bellezza,fino a spingersi a un furto non per necessità, ma per una dozzina di ostriche, per rivendicare sempre, a suo modo e camuffato dietro una quiete dolce e una sospensione quasi magica senza troppi traumi apparenti, il potere di un gesto rivoluzionario. Pacificato per rinuncia alla battaglia, in un mondo in cui le guerre sono troppe e impossibili da vincere per i marginali in cerca di più diritti e più spazio, Robert Guédiguian riparte in La gazza ladra – come già un anno fa con E la festa continua! – dall’umanità dei piccoli gesti quotidiani. Il battagliero autore marsigliese non si è arreso, si è solo rifugiato ancor di più nella sua Marsiglia, nelle case in collina con vista e quelle in città o in riva al mare.

Si è messo in ascolto della natura e del ciclo della vita, lasciando perdere i rapporti con delle istituzioni che giudica ormai impossibili da emendare, facendo sempre più interagire la sua compagnia di giro, i volti dei suoi attori feticcio ormai universo di riferimento, con quel pugno di invariabili impazzite che danno senso definito al vivere comune: l’amore soprattutto, sicuramente l’ascolto e perfino quel pizzico di ingenuità che porta a credere all’altro, lontani dal cinismo “cattivista” di un’era che parte dal presupposto di dffidare di quanto ci viene detto.
Con una soluzione drammaturgica di rara intelligenza, il furto diventa il mezzo attraverso cui una donna si ribella a un ordine sociale che non contempla la felicità per gli ultimi. E quando la verità viene scoperta e Maria si ritrova al centro di una crisi che potrebbe distruggere la fiducia degli altri, è proprio la forza del legame comunitario a offrire la possibilità di un perdono.