GIALLO CROMO.Questo è il colore che ossessiona Van Gogh, di cui si ciba metaforicamente parlando e non. E’ risaputo infatti che il pittore ingerisse il colore direttamente dal tubetto nel tentativo di assorbirne quanto più possibile gli effetti ed acquisire quella felicità che tanto portava ai suoi occhi.

Su un pianotecnico, il giallo cromo è un colore tendenzialmente instabile a base di cromato di piombo il cui carattere volatile ne ha comportato una modificazione irreversibile nel tempo. Il colore che ci appare oggi, quasi tendente al marrone ha infatti un carattere molto dissimile da quella che doveva essere la brillantezza dei gialli originari. L’instabilità chimica e fotochimica del pigmento rendono ad ogni modo impossibile un lavoro di riacquisizione dei colori primari.
“Sai che Jeannin ha la peonia, che Quost ha la rosa, ma io ho il girasole”

scriverà a suo fratello Theo nel 1889, anno in cui si acuisce la sua follia. L’ossessione per questo fiore che ha un contatto diretto ed univoco con il sole, l’assuefazione al giallo e la necessità convulsa di dipingerlo non sono solo il frutto di una predilezione personale. Nelle lettere che Vincent scrive a suo fratello Theo, infatti, gli parla della difficoltà con i soldi per l’affitto, del non riuscire a vendere i quadri, della spiritualità evangelica o dell’impossibilità di metter su una società di pittori con Gauguin; ma non fa menzione di alcuna ossessione per il sole, inequivocabilmente ravvisabile invece all’analisi della sua intera produzione artistica. Da dove discende questa necessità inarrestabile di rappresentare il mondo a tinte gialle?
Vincent Van Gogh soffriva di epilessia, di schizofrenia, di convulsioni che si manifestavano più frequentemente quando dipingeva all’aria aperta e da qui discende anche la necessità di tenerlo al chiuso. E’ durante questi attacchi che perlopiù ingerisce i colori e le cure somministrategli erano a base di digitalici, farmaci cardiocinetici estratti appunto dal fiore della digitale, il cui abuso misto alla componente tossica dell’arsenico nei colori comporta la xantopsia, un disturbo della vista che muta la percezione del colore bianco in giallo e degli oggetti scuri in viola.
“Ciò che lo consuma non è lo sforzo, il lavoro eccessivo, ma le esperienze e i movimenti intimi […] un crollo psichico che lo porta alla distruzione”
scriverà Karl Jaspers.

Un uomo che si slancia totalmente verso il sole è un uomo che tende alla comprensione del mistero del creato e mai quanto nel caso di Vincent Van Gogh è un uomo che tenta di appartenere al creato, di trovare un posto che sia proprio e di nessun altro. L’essere un sostituto del fratellino morto lo tormenterà per l’intera esistenza. Si rifletta allora sulla condizione di un uomo che in ogni modo cerca di stringere un legame duraturo, che si ferma ore ed ore sotto il sole nel tentativo di afferrarlo e metterlo su tela una volta per tutte e poi l’impossibilità nel riuscirci, legando forse la rappresentazione del sole al fiore che più di tutti segue il suo stesso corso.
Nella lingua francese il girasole è indicato anche con il solo termine “soleil”. Nella frase “avere un po’ il girasole” che il pittore scrive in una delle proprie lettere, è difficile leggere una predilezione estetico-cromatica più che un’ossessione: è l’equivalente in altri termini di “soffrire di una malattia del Sud”. E che il girasole non sia un elemento neutrale si capisce dal dipinto che Gauguin fece di Van Gogh quando vivevano insieme: Vincent che dipinge girasoli; o di quello che Van Gogh fece di Gauguin: Paul davanti al cavalletto con un vaso di girasoli di fianco; o ancora la pittura di girasoli avvizziti, caduchi, prossimi alla morte.

L’ipotesi è allora di un sole che come una divinità inarrivabile esige un sacrificio troppo grande per cui gli uomini che vi si cimentano sono destinati a perire. Il giallo delle ultime opere del Sud è dunque un giallo che ha intenzioni diverse, che porta in sé necessità nuove rispetto al giallo delle prime opere, seppur tecnicamente si stia parlando dello stesso colore.

Nelle ultime opere che Vincent dipinse prima di lasciare questo mondo, il sole scompare totalmente: una mancanza profonda considerando la sua inoppugnabile presenza nella totalità dell’opera dell’olandese. In Campo di grano con corvi, il giallo è ormai riservato al solo grano, scosso violentemente nei campi dal vento e da una tempesta che porta con sè uno stormo di corvi su un cielo terso e tormentato, reso con pennellate ampie e veloci, dai toni scuri e senza alcun tentativo d’inserire un qualche sparuto sprazzo di luce.
Emblema di un uomo buono la cui unica volontà fu quella di donare la propria arte al mondo, Vincent Van Gogh lasciò Auvers-sur-Oise per sempre, qualche giorno dopo, sepolto da una coperta di girasoli.
